Falcone, un agente della scorta racconta a Tempio il giudice antimafia, gli uomini della sua scorta e la strage di Capaci

 

 

 Luciano Tirindelli è un sopravvissuto. Quel sabato pomeriggio di 27 anni anni fa che sarà ricordato nella storia italiana per la strage di Capaci, vicino Palermo, dove la mafia uccise il 23 maggio del 1992,  Falcone,  la moglie e magistrato Francesca Morvillo e i suoi tre colleghi della «Quarto Savona Quindici», Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani,  lui avrebbe dovuto essere con loro. A salvargli la vita, per caso o per un gioco del destino,  fu un cambio di turno.  È anche per questo che Luciano Tirindelli sta girando l'Italia per conservare la memoria di quegli anni. Nel   cuore il forte desiderio di portare la sua testimonianza. La stessa forza che lo ha portato a  fare il poliziotto in Sicilia da Treviso per dare il suo contributo nella lotta alla criminalità organizzata. E così ha portato questa significativa testimonianza anche a  Tempio,  al Teatro del Carmine, in un incontro che la Procura, guidata da Gregorio Capasso, ed il Comune di Tempio hanno fortemente voluto in città.


Davanti ad un attentissima e variegata platea composta da  autorità e forze dell'ordine,  dagli avvocati, dalle associazioni e numerosi giovani, tra aneddoti e fatti di cronaca, aiutato anche da filmati e immagini, Tirindelli ha raccontato a ruota libera il Giovanni Falcone  di tutti i giorni, come lavoravamo i ragazzi della scorta  e il loro rapporto, fatto di lunghe giornate trascorse insieme,   turni di notte, valori condivisi e grande ammirazione nei confronti del magistrato antimafia.


Ma soprattutto ha raccontato cosa successe quel pomeriggio a Capaci,  cosa avvenne dopo e cosa accadde prima. I fatti, le strane coincidenze ma anche i dubbi e le domande. Falcone si poteva salvare? Se ci fosse stato il Poli, l'elicottero a sorvolare l'autostrada, punto debole  più volte segnalato dagli uomini della scorta,  la strage si sarebbe potuta evitare? Nel racconto si delinea nitida la figura del magistrato, severo, innovativo, intuitivo, instancabile professionista  ma anche affabile, sorridente, generoso.  “Un uomo che amava  la sua città e la vita” racconta Tirindelli “ gli piaceva nuotare, lo faceva la mattina presto prima di arrivare nell'ufficio bunker e tutte le sere, dopo aver lavorato sino alla nove,  usciva a cena con la moglie Francesca e con gli amici». Nel racconto immancabile  la sua amicizia con il giudice Paolo Borsellino che sarebbe morto di lì a poco (19 luglio 1992) anche lui assassinato da Cosa Nostra e con il quale condivideva informazioni e inchieste.   Senza dimenticare i momenti di sconforto, le difficoltà che ha incontrato, le delusioni, i tradimenti,  le invidie e le gelosie all'interno della magistratura, le critiche,  l'isolamento che ha  preceduto l'uccisione. Ma anche la storia di quegli anni. Ed il riferimento a quel grande gioco del potere che gli costò la vita e alle figure ombra.


Un incontro. Un appuntamento con la storia, quella storia, sempre attuale,  che Tirindelli sente il dovere di rinnovare ogni volta. Ricordando cosa fece lui quel 23 maggio, al pomeriggio, quando sentì Palermo in subbuglio, quando gli comunicarono cosa era successo e il cuore prese a battere in maniera incontrollata, trafitto da un forte dolore. A ricordare quel suo ultimo saluto ad Antonio Montinaro, che invece non doveva essere lì, ma a casa con la moglie e i due figli.  Quel cambio turno alle 14 e quel saluto che nessuno sapeva sarebbe stato l'ultimo.


“Un evento importante” sottolinea a chiusura il Vice Sindaco Gianni Addis “non solo per la memoria di un magistrato importante che ebbe il coraggio di portare avanti un sistema di indagine innovativo e rigoroso basato sugli accertamenti finanziari con la consapevolezza che la mafia non era solo un fenomeno che riguardava guerre tra bande rivali ma un'organizzazione verticistica che comprese a fondo, parallela allo stato. La città ha mostrato particolare interesse con la presenza di un numeroso, attento e qualificato pubblico . Il progetto portato avanti con la Procura ha avuto un notevole successo e ci auguriamo possa essere ripetuto la prossima volta con le scuole”.

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