19/04/2012.Limbara, silenzi e veleni sull’ex base americana

TEMPIO. L’ex base americana sul monte Limbara è una vera e propria bomba ecologica a orologeria. “La base dei veleni”, così la chiamano i militanti del circolo cittadino dei Comunisti italiani, che hanno organizzato un convegno in modo da far tornare alla ribalta un problema sempre d’attualità, ma spesso dimenticato, come quello delle strutture dismesse. Ne parleranno domani alle 18 nell’ufficio turistico di piazza Mercato. «Dopo anni di inutili richieste di spiegazioni, interrogazioni consiliari e parlamentari, dice Nicola Luciano, capogruppo del Pdci in consiglio, è giunto il momento di fare cessare l’inspiegabile e vergognoso silenzio calato sull’argomento». All’assemblea anche alcuni rappresentanti del Comune della Maddalena. Verranno mostrati anche alcuni filmati e molte foto sulle condizioni di degrado nel quale il sito si trova. Grande fratello. La base, circa quattro ettari da cui si gode di un panorama mozzafiato, nacque, in gran segreto, fra omissis ed accordi mai svelati, nel 1968 come stazione radiotelegrafica ad onda lunga per comunicare anche con i sommergibili. Senza nessuna trattativa con l’amministrazione comunale, proprietaria del terreno. Una sorta di “grande fratello” per il controllo del medio oriente, con cui captare, notte e giorno, non solo le parole ma persino il respiro delle ombre. Narra la leggenda che da queste parabole furono guidati i cacciabombardieri Usa che la notte del 15 aprile 1986 attaccarono le città libiche di Tripoli e Bengasi e la residenza privata di Gheddafi, uccidendo decine di civili, tra cui la figlia adottiva del rais. Cinque lire. Non è leggenda invece la cifra che il governo americano pagava annualmente allo Stato italiano per la locazione: cinque lire. Con l’avvento dei satelliti, la base fu abbandonata il 31 ottobre del 1993. Anziché essere restituita al Comune, passò sotto il ministero della difesa che l’affidò in custodia all’aeronautica militare, la quale se n’è sempre disinteressata. Sul posto, gli americani, quasi fossero un esercito in fuga, abbandonarono ogni cosa. Documenti, attrezzature e macchinari di ogni genere, costosissimi impianti, generatori elettrici, enormi parabole e poderose strutture in cemento armato. Tutt’attorno in un ampio tratto di terreno già forse irrimediabilmente danneggiato, una strana erbetta pallida ha preso il posto del timo, della lavanda, della “rosa del Limbara” e delle altre essenze che fanno della montagna tempiese, un sito unico. Acqua e veleni. All’interno del sito, inoltre, ancora oggi è possibile vedere disperdersi per l’intera base, l’acqua cristallina che arriva dal così detto acquedotto degli americani. Né la precedente amministrazione né l’attuale (che giovedì scorso ha fatto una delibera sull’argomento) sono riusciti ad incanalarla verso le fontanelle della montagna. A fare più paura però più che la ruggine, le batterie esauste, i gruppi elettrogeni, le cisterne (nessuno ha mai controllato cosa contengono), sono la lana di vetro e l’eternit, presenti in quantità industriale soprattutto in quelli che erano una gli alloggiamenti degli americani. Questo materiale, bruciato dal sole, o fradicio di pioggia, dal 1993, da 19 anni cioè, si insinua lentamente nel terreno o si lascia trasportare dal vento nell’indifferenza di tutti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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