Al Carmine "Fantasmi".

 

 

                                                                                        Fantasmi

L'uomo dal fiore in bocca - Sgombero – Colloqui coi personaggi di Luigi Pirandello e
con Totò e  Vicè  di Franco Scaldati

 

con
Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Margherita Smedile

luci di Maurizio Viani
scene di Marc'Antonio Brandolini
costumi di Mela Dell'Erba
suono di Alessandro Saviozzi

testo e regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi

Teatro degli Incamminati - Diablogues / Compagnia Vetrano-Randisi

Per Vetrano e Randisi la realizzazione de I Giganti della Montagna ha rappresentato l'approdo di un viaggio nel mondo pirandelliano cominciato nel '99 con la messinscena de Il berretto a sonagli e proseguito con L'uomo, la bestia e la virtù e Pensaci, Giacomino!.
Tra questi spettacoli uno studio sull'uomo Pirandello ha generato Per mosse d'anima, una lettura/spettacolo che evidenzia le affinità e analogie tra la biografia del drammaturgo e le vicende narrate in molti suoi testi - novelle o drammi - sovrapponendo le parole scelte da Pirandello per raccontare la sua vita a battute di personaggi da lui creati.
Con la riscrittura di Sgombero e de L'uomo dal fiore in bocca gli attori e registi siciliani, affiancati sul palco da Margherita Smedile, raccolgono i fili di questo lungo percorso pirandelliano e li intrecciano - in un gioco di contaminazioni e di sovrapposizioni - a dialoghi surreali e citazioni fulminee attinte dal repertorio di Totò e Vicè, personaggi fantastico/poetici del teatro di Franco Scaldati, per comporre una riflessione umoristica e struggente sull'attesa, la negazione e l'accettazione della morte.
Mettendo insieme questi due atti unici si ha la percezione del senso di grande vitalità e disprezzo del comune pensare che si respira in tutta la drammaturgia di Pirandello, della capacità di irridere e far ridere con amarezza dei vizi e dei paradossi della società.
Il luogo delle azioni - una stazione ferroviaria in cui sembra si sia fermato il tempo, per un bombardamento o una calamità naturale - diventa la "stanza della tortura" che Giovanni Macchia individua come topos costante nei lavori pirandelliani.
E il fiore in bocca diventa malattia di una intera società.

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