10/02/2012. Anfossi: «Solo noi abbiamo il dna del Carnevale»

TEMPIO. «L’unica cosa seria a Tempio è il Carnevale». Di fronte a luoghi comuni come questo un tempo erano tanti, soprattutto tra i politici locali, a sentirsi offeso. Oggi invece il concetto sembra sia stato accettato, anzi, piace molto anche ai protagonisti della politica che sul Carrasciali amano dissertare, polemizzare, arrabbiarsi, per poi collaborare con gli organizzatori. E il detto piace molto ai carrascialai, che in questi giorni stanno rifinendo i carri allegorici in vista della prima sfilata del 16 febbraio: vi vedono riconosciuto come merita il loro lavoro.
 Per Giuseppe Anfossi,, investito del ruolo di “notaio” nel processo che nell’ultimo giorno di Carnevale manderà al rogo sua maestà Re Giorgio, è una questione di Dna: «Sono legato da stima e amicizia a tutti i centri della Gallura - premette tra il serio e il faceto -. Quando però parliamo del Carnevale, così come si intende a Tempio, bisogna ammettere come solo i tempiesi e gli aggesi abbiano nel loro Dna il gene specifico. La differenza salta agli occhi quando assistiamo alle esibizioni carnevalesche di altri centri della Sardegna». Insomma: non c’è paragone.
 E spiega: «Proviamo ad immaginare un tempiese che vuol partecipare alla Sartiglia o un oristanese che si mette in testa di organizzare un Carnevale come quello di Tempio: sarebbero due fallimenti clamorosi. Ecco perché il Carnevale o la Sartiglia, ma anche il Palio di Siena, la sfilata dei mamuthones di Mamoiada sono tutte manifestazioni che necessitano di un dna. E quindi la passione e la grande “serietà”, appunto, che vengono riposte non solo nell’allestire i carri ma anche nel confezionare i costumi nelle abitazioni trasformate in sartorie improvvisate; l’organizzazione di sfilate e coreografie tanto curate, la scelta della musiche ed altro ancora, danno ragione a chi dice che questa “è l’unica cosa seria”: un’affermazione che posso certificare con convinzione nella mia veste di “Notaio del processo”. Ma tornando nei panni del semplice cittadino Anfossi si augura che la prossima edizione riscuota il successo di sempre. Ma non ci sono dubbi. Così, lui che è autore di una decina di testi musicali carnascialeschi, chiude con una esortazione al turista che è anche il titolo di un suo brano ormai nella leggenda della manifestazione, “Attoppa!”, che significa “raggiungici”. (a.m.)

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