02/01/2012.L’istituto Giulio Cossu ristampa «Il Picco Balistreri»

TEMPIO. Una ristampa anastatica per rivelare il volto di un pezzo della storia di Tempio e della Gallura che, a distanza di tanti anni, conserva ancora intatto tutto il suo fascino. Si tratta del romanzo di Carlo Brundo intitolato «Il Picco Balistreri». Il volume ripropone l’edizione del 1875 con un saggio introduttivo di Luigi Agus. «Si tratta - dichiara Agus, presidente dell’Istituto “Giulio Cossu” che ha dato alle stampe l’opera - della prima pubblicazione che vogliamo regalare alla città perché ripercorra le sue origini e le storie più nascoste e sconosciute. Il romanzo è, infatti, rimasto a lungo dimenticato e oggi è presente in due sole copie a Cagliari e Oristano». Oggi alle 18 la presentazione nella sala conferenze degli Scolopi. Scomparso nel 1904, lo scrittore cagliaritano Carlo Brundo, dopo la laurea in giurisprudenza si dedicò alla professione di avvocato. Dal 1869, all’età di 35 anni, iniziò la sua carriera di scrittore. Fu uno degli animatori della «Rivista Sarda» e nel 1882 fondò la rivista letteraria quindicinale «Serate letterarie. Effemeridi quindicinali» edita da Timon, che rilevò l’anno successivo e con la quale aveva già pubblicato diversi romanzi e saggi. «Il Picco Balistreri» è uno dei ventinove romanzi che diede alle stampe. In questo, Brundo racconta le vicende avvenute a Tempio nel 1698, che videro protagonista la famiglia di un umile ciabattino di nome Beppe e di sua figlia Teresa Balistreri, coloro che diedero il nome ad una delle vette del Limbara (foto). Il romanzo fu pubblicato nel 1875 come inserto della «Rivista Sarda» in due puntate. «Il gusto aneddotico e a tratti grottesco dell’autore - spiega Agus - si mescola ad accenti drammatici, che fanno trasparire un mondo nel quale il vero e il verosimile concorrono, fuori dai canoni del romanzo storico, a mettere in risalto la negazione di ogni possibile valore di riscatto o redenzione di personaggi depressi e anonimi, servi della gleba o signorotti, vinti inesorabilmente dai loro stessi costumi». L’effetto, tutto da scoprire e gustare, è quello di una Tempio inedita tratteggiata nel più importante romanzo ottocentesco che la riguarda, scritto con un inchiostro che mette in luce ascendenze storicistiche ed elementi tipi del realismo di Zola e Hugo, se non anche della poetica veristica di Verga.

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