Mercoledì 18 gennaio inaugurazione della stagione teatrale .

 

 

Lo Zoo di Vetro, rappresenta uno dei più famosi classici contemporanei d’oltreoceano, che l’attore e regista Jurij Ferrini ripropone con una mise en scene fedele, asciutta ed essenziale. Formatosi alla scuola del Teatro Stabile di Genova, il giovane Ferrini, dalla fisicità imponente e vigorosa, si è imposto come uno dei "talenti emergenti" nel panorama italiano, per le sue spiccate doti espressive. Ma le sue qualità non si esauriscono solo in quelle attoriali, egli sfodera anche un’acuta destrezza nella regia, visibile nei recenti allestimenti da lui firmati e promossi dall’U.R.T. Il suo timbro registico, capillare e rigoroso sul testo e sul personaggio, rivela un approccio ortodosso nell’interpretazione, là dove, il corpo dell’attore tende a ridurre all’osso il dramma del personaggio restituendolo nella più totale autenticità. E’ la linea interpretativa sulla quale Ferrini ha lavorato ne Lo Zoo di Vetro, vestendo i panni di Tom, figlio di Amanda, interpretato in modo superbo da Alessandra Frabetti, e fratello di Laura, che Aurora Peres rende con pienezza e spessore, l’innocenza e la fragilità psicofisica del personaggio. Questa piccola famiglia americana degli anni 30’ vive il dramma dell’abbandono: il padre di Tom e Laura, e marito di Amanda, è fuggito facendo perdere traccia di sé e lasciando tutti in gravi ristrettezze economiche. Tom, Laura e Amanda Wingfield sono alla deriva, vivono in bilico tra la realtà e l’illusione, costruendosi ognuno un mondo a sé, una via di fuga che li illude in un avvenire migliore. L’impiego come magazziniere presso una fabbrica, è per Tom una sorta di prigione per i suoi sogni di libertà e per le sue virtù poetiche represse, ma del resto rappresenta l’unica risorsa per mantenere la madre e la sorella. Evadere dal cerchio familiare, facendo credere alla madre di andare tutte le sere al cinema, quando invece trova rifugio nell’alcol, è per Tom l’unica uscita di sicurezza. La madre Amanda, apprensiva e possessiva verso i figli, sogna ad occhi aperti, sperando in un presunto "Gentleman Caller", un ipotetico pretendente, con una discreta posizione sociale per la figlia Laura, che possa sottrarla alla miseria. Laura, d’altro canto, una ragazza fragile e "diversa" dalle altre, così la definisce Tom, e sfortunatamente claudicante dalla nascita, un difetto che ha contrassegnato la sua identità isolata e ai margini della società, e che la madre Amanda non accetta, si trastulla in un mondo tutto suo, fatto di vecchi dischi e di una collezione di animaletti in vetro, i suoi veri ed unici amici. Un presunto pretendente arriva finalmente a dare visita alla famiglia Wingfield, si tratta di un certo Jim O’Connor un collega di lavoro di Tom, (ruolo in origine interpretato da Matteo Alì ma in questo caso è lo stesso Ferrini a sdoppiarsi tra Tom e Jim), che catapulta la madre Amanda in una lena di preparativi quasi isterica. Le illusioni e le speranze della signora Wingfield sembrano materializzarsi nel vedere il giovane Jim e la figlia Laura in dolce conversazione, ma presto si frantumano nell’apprendere che Jim, purtroppo, è già promesso ad una altra fanciulla. L’intero dramma psicologico dei tre personaggi si dispiega e fluisce dall’inizio alla fine senza astrazioni formali e senza toni grevi e patetici. Trovate registiche dense di "humor" colorano le battute, soprattutto quelle tra Amanda e Tom, al punto da rendere il tutto leggero e toccante allo stesso tempo. Questo è Lo Zoo di Vetro di Ferrini in cui, attraverso la fedeltà compositiva, si riesce a dare corpo e forma a personaggi fragili, che, come il vetro lucenti e trasparenti, sono costantemente esposti al rischio per loro natura e per questo facilmente friabili di fronte ad un urto qualsiasi.

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