12/01/2012. Casa della letizia, indagati 3 dipendenti.

TEMPIO. Tre dipendenti della Casa della letizia, l’istituto di via Oschiri retto dalla Congregazione missionaria delle suore di Gesù crocifisso che ospita handicappati psichici, sono stati raggiunti da un avviso di garanzia nell’ambito di indagini dei carabinieri che li vedrebbero coinvolti in presunti maltrattamenti e abuso di sistemi correttivi. Dopo mesi di indagini, la vicenda approda sul tavolo di Elisa Calligaris, sostituto procuratore del tribunale di Tempio.
 Le indagini che hanno portato alla scoperta di presunti maltrattamenti, abuso di sistemi correttivi e negazione del cibo, risalgono a molti mesi addietro, quando ai carabinieri della compagnia di Tempio sono arrivate delle segnalazioni su metodi educativi poco ortodossi, che sarebbero stati adottati in qualche circostanza. In qualche caso il metodo avrebbe provocato anche qualche ferita, “contrabbandata” poi ai parenti e ai medici come caduta accidentale. In tempi diversi e con motivazioni fittizie, i carabinieri hanno visitato l’istituto almeno una mezza dozzine di volte. Non è dato ancora sapere però, se vi siano state durante le indagini, intercettazioni ambientali con registrazioni audio e video. I tre, che verranno interrogati domani mattina dal sostituto procuratore Elisa Calligaris, sono difesi rispettivamente dagli avvocati Angelo Merlini (foro di Nuoro), Margherita Orecchioni e Tore Diana.
 Improntate alla massima prudenza le dichiarazioni di quest’ultimo: «Siamo del tutto disponibili - dice il legale - a rendere l’interrogatorio come richiesto dal sostituto procuratore. Rilevo tuttavia in questo momento che non essendoci ancora stato messo a disposizione il fascicolo, non siamo in condizione di capire esattamente la natura e la portata delle accuse. Se comunque, prima dell’interrogatorio, non ci venisse concesso di conoscere gli atti, ci potremmo avvalere della facoltà di non rispondere. Ma abbiamo molta stima del magistrato titolare».
 Costernata suor Luigia Leoni (direttrice della Caritas diocesana), consorella della direttrice della casa della Letizia: «Abbiamo appreso della vicenda e siamo sconvolte per il peso delle accuse, che ancora non conosciamo se non in modo generico. Amareggiate e spaventate invece, per il fango che potrebbe riversarsi sulla nostra attività, messa in atto sempre alla luce del sole. Le porte della Casa della letizia infatti, sono state sempre aperte a tutti. Quotidianamente riceviamo visite e chiunque può rendersi conto di persona di come operiamo».
 

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