Dalla Russia torna in Sardegna un gavettino militare di un soldato di Tempio: cerimonia di consegna in municipio.

 

Presenti il Sindaco, il capitano dei carabinieri, il Parroco di Tempio Don Antonio e l'Associazione nazionale alpini.La sua storia ci catapulta nel periodo della seconda guerra mondiale. La gavetta apparteneva all’alpino Domenico Delogu , classe 1919.  Su di essa aveva impresso, come tanti, da un lato la propria identità, il reggimento , la compagnia e il battaglione di appartenenza, dall’altra il nome della sua prima fidanzata, Anna. E’ l’estate del 1941 quando parte per la Russia, con l’81 reggimento fanteria “divisione di Torino” del corpo di spedizione italiano in Russia. Nel dicembre del 1941 viene ferito  in combattimento nella battaglia di Chazepetovka e ricoverato nell’ospedale da campo 305. Guarito, poco dopo viene ricoverato per congelamento. Nell’aprile del 1942 viene dimesso e in Ottobre, promosso caporale, si trova a combattere in prima linea sul fronte del fiume Don. Rientrerà in Italia poco dopo, in precarie condizioni di salute.
 
La gavetta  è stata rinvenuta nel villaggio di Tichaia Zuravka, nella regione di Rostov sul Don. A riportarla in Italia Ferdinando Sovran, un alpino di San Donà di Piave, nel Veneto, che è stato in Russia tra il 1992 e il 1993, per l’”Operazione Sorriso”, cioè a lavorare alla costruzione dell’Asilo donato dagli alpini d’Italia ai bambini di una cittadina russa. Ma da quel momento è stato conquistato dalla Russia, tanto da ritornarvi successivamente più volte,  recuperando così parecchio materiale (gavette, piastrini foto, lettere  e altro), da far poi avere alle famiglie italiane e segnalando le fosse dei nostri caduti.

Nel Municipio di Tempio è avvenuta la consegna ufficiale della gavetta alla famiglia. Alla presenza del sindaco, Romeo Frediani, con fascia tricolore a tracolla;  del gruppo degli alpini della Sezione Ana, del Parroco di Tempio e del capitano dei carabinieri.  A ricevere la reliquia una delle due figlie che abitano rispettivamente a Bassacutena e Palau,  alla quale sono stati consegnati anche mappe e foto delle località dove il soldato ha operato.

Un silenzio religioso ha accompagnato il momento toccante della consegna. Ed ha raggiunto il culmine quando la gavetta, liberata del panno verde che l’avvolgeva, è passata dalle mani del capitano dei carabinieri a quelle della figlia. Queste tremando un poco l’hanno stretta e portata al viso per un breve bacio. Quella gavetta, con il nome inciso del padre, Domenico Delogu, seppur leggera, portava emotivamente con sé il grande peso  della storia della guerra,: del gelo della Ritirata, del dramma delle “marce del davai”, della terribile tragedia della prigionia, delle infinite lapidi che in quasi tutti i Comuni d’Italia portano scritti i nomi di quanti sono stati trascinati via dal vento della steppa russa, del dolore delle madri morte di crepacuore nell’attesa di un figlio che non era più tornato. E non ha fatto meraviglia che qualche occhio si sia potuto riempire di silenziose ma intense lacrime. Domenico Delogu è morto 26 anni fa.  Da quell’inferno aveva avuto la fortuna di tornare. In precarie condizioni di salute, segnato dalla sofferenza ma pur sempre vivo. E ora è tornato a casa anche il suo gavettino. Per non farci dimenticare lui e una fetta dolorosa della nostra storia.


                                                         Piazza Gallura 3 07029 Tempio Pausania

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